Due spicci

17.06.2026

 La nuova serie Netflix di Zerocalcare Due spicci ha completamente riempito i cuori di tutti i suoi spettatori. Come sempre, Zero racconta con estrema delicatezza ed empatia temi molto forti della Roma est, nello specifico del quartiere Rebibbia, mostrando un lato della capitale oscuro e torbido.

Gli argomenti mostrati sono diversi: violenza sulle donne, relazioni tossiche, bullismo, debiti, amici di quarant'anni con ormai vite completamente diverse. I disegni si susseguono con il tipico stile di Michele Rech, alternandosi tra scene e discorsi più superflui e scene violente e dialoghi profondi; questo modo di narrare le cose è una caratteristica principe del fumettista, che tenta di trattare situazioni di tutti giorni molto oscure in maniera più semplice, ma non per minimizzare i temi, bensì per renderli più facili da seguire per il pubblico.

Questa volta non ha potuto e non ha voluto censurare o rendere più facili da guardare e da seguire alcune scene di violenza molto forti. Smeralda che viene picchiata dal suo fidanzato Massimo detto «Paturnia» viene spesso filtrata con uno sfondo rosso, un colore che richiama alla violenza e al sangue che scorre a ogni abuso che Smeralda subisce. Al ritorno di Smeralda verso Paturnia dopo ogni atto di percosse Zero tenta di spiegare come mai lei non scappi definitivamente da quella relazione orribile, e, seppur difficile di primo acchito da comprendere, lui riesce a empatizzare con lei e con lo spettatore in maniera eccellente.
Anche Sarah, amica strettissima di Zero, vive una relazione ambivalente con la sua ragazza, Stella, che muove una gelosia spropositata nei suoi confronti e che le limita anche la più minima cosa. Sarah è costretta a giustificarsi sempre con Stella su dove va, con chi, e perché, e in una scena in particolare, al centro anti-violenza, si può vedere perfettamente due donne che vivono due relazioni tossiche: Sarah, che chiede a Smeralda di farsi una foto con il giornale del giorno per provare a Stella che sta effettivamente con una sua amica al centro anti-violenza; Smeralda, che si trova lì perché convinta da Sarah, ma che non riesce ad ammettere di aver bisogno di aiuto.

Le violenze nella serie non finiscono qui. Quella più silenziosa, ma che tocca allo stesso modo delle altre, è la violenza che Montini subisce fin da quando è bambino. Bullizzato fin da piccolo, Montini è un personaggio estremamente triste e solo; nessuno mai lo avvicina anche solo per chiedergli l'ora, nessuno lo aiuta quando lo bullizzano, nessuno si ferma a pensare a lui. Montini può essere classificato come il classico «inetto», un ragazzo che arriva a quarant'anni nel pieno della sua solitudine e che ancora non sa reagire alle violenze e agli sgarbi delle altre persone. Si è convinto, crescendo, che deve rimanere solo, che non vale niente e che il suo posto nel mondo non c'è. Non mostra valore in nulla, e nella serie fa anche arrabbiare vederlo così inerme. Una parte fondamentale che colora la vita di Montini è Giulio, il suo cagnolino, un cane di cui non si sa la razza, che sembra che sorrida sempre e che accompagna Montini in ogni sua uscita per il quartiere. In definitiva, Montini non si stacca mai da Giulio, suo unico leale compagno. È l'arrivo di Paturnia nella sua vita che gli ricorda di essere una nullità. Quando viene picchiato e insultato da Massimo, Giulio è lì che abbaia e lo difende dalle aggressioni; nessuno per Montini lo aveva mai fatto prima d'ora. Ma è difendendolo che Giulio viene preso a calci, e nonostante ciò continua a difendere il suo padrone con tutto sé stesso. Si arriva a una scena definitiva: Paturnia prende violentemente a calci Giulio davanti agli occhi di Montini che, invece, resta inerme a vedere il suo migliore amico reso quasi un vegetale da Massimo. È una scena che crea una rabbia orribile nello spettatore, rimarcando l'idea che Montini è un fallito, un reietto della società che non sa reagire. Non si sa se Giulio sia vivo o morto. Si vede Montini che piange davanti alla sua incapacità di reazione alla vita e, questa volta, vittima delle sue violenze e della sua inettitudine è l'unica cosa bella sua vita.

Il finale della serie spiazza molto. Non si sa se faccia sorridere o se lasci un amaro velenoso in bocca. Paturnia muore accoltellato in mezzo alla strada. E Zero vede benissimo chi sia stato l'assassino. Michele Rech qui riesce a mostrare due facce della giustizia: la giustizia etica e personale, e quella della legge. Montini assassina Paturnia dopo che quest'ultimo gli ha quasi ucciso Giulio. Montini ha deciso, dopo quarant'anni di soprusi, di reagire. È stata la società a creare un assassino; Montini ha vendicato Giulio, il suo unico vero amico, ha vendicato ciò che avrebbero dovuto fare a lui e non al suo cane. Ha vendicato la sua inettitudine. Ha vendicato il suo essere una persona che per anni ha vissuto nell'invisibilità e nel mirino dei più grossi e prepotenti.
Fa sorridere che alla fine Zero prende contatti con Montini dalla prigione e che si prende lui cura di Giulio, portandolo a spasso, curandolo, dandogli da mangiare, e assicura a Montini che Giulio lo aspetterà una volta uscito di galera. Gli aspetti di questa serie sono così tanti e così crudi che è difficile lasciar andare le storie di questi personaggi. È difficile non raccontare ciò che viene mostrato.

È una serie animata che va vista, che fa riflettere molto sulle realtà a noi circostanti, che fa ragionare sul perché determinate persone dicano o agiscano in un modo particolare. Smeralda, Sarah, Montini e volendo anche Cinghiale, sono gli esempi perfetti di violenza che tutti i giorni si riscontra nella vita di qualcuno là fuori. E Zero ci ricorda di essere gentili, buoni e comprensivi con il prossimo, ricordando perfettamente di essere stato il primo a vedere cosa subisse Montini ma di non aver fatto nulla per aiutarlo, di non averlo mai incluso nel suo gruppo d'amici, di non averlo mai visto veramente se non dopo l'omicidio di Paturnia.

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