Scoprirsi

Una delle paure più grandi che una donna può avere è quella di perdere una parte di sé. Un male silenzioso e subdolo s'insinua sotto pelle fino a togliere la certezza di poter vedere il domani. Nel libro Scoprirsi questa paura diventa realtà, ponendo di fronte alla realtà la protagonista, Andrea, costretta a guardarsi allo specchio ogni giorno e affrontare ciò che le è accaduto.
La storia di Andrea racconta la scoperta di un tumore al seno, che a seguito di un intervento le viene asportato lasciandole una cicatrice non solo sul petto ma anche nella sua mente. Il suo essere donna viene messo in dubbio, proprio per la mancanza di una parte del corpo così intima e così significativa del femminile da rendere Andrea insicura di ciò che adesso realmente è. I problemi che l'autrice apporta sono personali e relazionali: non solo la protagonista deve interfacciarsi ogni giorno con questa nuova "mancanza" in sé stessa, ma anche la mancanza di sicurezza di voler mantenere i rapporti intimi con suo marito. È disgustosa, è poco femminile, non è più donna. Quella cicatrice enorme che ha preso il posto del suo seno è la cosa più orrenda che sia apparsa su di lei. Quella cicatrice è il simbolo della cicatrice che l'ha segnata in un punto più delicato: il cuore. Andrea è la rappresentazione viva di tutte quelle donne che donne non si sono sentite più.
La sensibilità e la delicatezza con cui viene narrata questa storia è tanta da mettere il lettore in condizione di sentire lo stesso disagio di Andrea; anche lo stile semplice aiuta a interiorizzare la prospettiva della protagonista nel lettore. L'empatizzazione è così diretta che il lettore prova un imbarazzo tale da gelare il sangue. La scrittura è molto semplice, ma perfettamente in linea con l'idea che il libro contiene. La malattia, le sue conseguenze fisiche e psicologiche, non vengono narrate in termini medici, ma in termini da paziente, di persona umana che non sa in che altro modo poter raccontare la sua esperienza se non con un linguaggio semplice. Non c'è altro modo, dopotutto, di poter esprimere il dolore, il dolore di perdere la propria identità e di perderla non solo nel proprio immaginario, ma anche davanti a chi più ti ama o ti sta accanto. L'idea di sé stessa mutata negli occhi gli altri, familiari, amici, crea un'instabilità emotiva nell'essere talmente profonda da crepare l'animo in mille pezzi. E tutti quei frammenti non si riallineeranno mai al loro posto come nuovi. Ma si può tentare di ricostruire un nuovo sé, più consapevole, più forte e più coraggioso per aver superato un percorso così traumatico.
Riuscire ad uscire da quel vortice di strazio e disgusto di sé è un percorso che non si può affrontare rimanendo in silenzio e da soli. Bisogna, piano piano, scoprirsi.
