The Odyssey

A tutti è noto Odisseo, la tela di Penelope, il ciclope Polifemo e il canto delle sirene. A tutti sono note le gesta dell'eroe «dal multiforme ingegno» e delle avventure per il suo ritorno a casa. Eppure, questa è una storia che tutti sono disposti a riascoltare… o a rivedere. Il film The Odyssey di Christopher Nolan è una delle narrazioni del poema omerico più attese dell'anno, e, finalmente approdato nelle sale, il pubblico è accorso aspettandosi ciò che questo film è destinato a diventare: un kolossal.
La capacità del regista è proprio quella di far percepire l'Odissea come un'avventura immensa, fisica e immersiva: infatti, il mondo epico omerico viene ricreato nei minimi dettagli, con ambientazioni fedelissime all'immaginario collettivo dell'epoca, una musica cupa e carica di suspense, i colori spenti di Itaca e accesi delle avventure di Odisseo. L'impatto visivo è incredibile; le scene sono costruite in maniera dettagliata, anche se a volte troppo veloce, e l'azione al loro interno tiene sulle spine il pubblico nonostante già conosca l'esito finale. Uno degli episodi narrati più belli è certamente quello del canto delle sirene, dove la genialità sta nel fatto che l'audio è ovattato, come se lo spettatore stesso avesse la cera nelle orecchie. È toccante la descrizione che, successivamente, Odisseo fa del canto delle sirene. Un'altra scena molto interessante ma di tratto meno elegante e più simile al body horror è quella riguardante la maga Circe: con nessun effetto di CGI ammesso, ma sole maschere e trucco, la trasformazione dei compagni di Odisseo è disgustosa: Circe sembra modellare come creta i poveri uomini fino a renderli maiali, con un disdegno nella sua espressione che nausea il pubblico. L'alternarsi di eleganza e violenza nel film è molto interessante, e funge quasi da equilibrio per rendere la pellicola un insieme di sottogeneri perfettamente allineati e armonici tra loro.
L'interpretazione di Antinoo di Robert Pattinson è una delle recitazioni più belle all'interno di The Odyssey: la sua capacità di rendere talmente insopportabile Antinoo è di un livello superiore a tutti gli altri attori. Il meno adatto sulla scena è, purtroppo, Tom Holland, che interpreta Telemaco, figlio di Odisseo. Tom Holland ha sicuramente messo tutto sé stesso in quel ruolo, ma non è convincente al cento per cento come lo sono Pattinson e Damon (Odisseo). A parte Anne Hataway, gli altri ruoli femminili non hanno lasciato molto, anche se tutte le attrici si sono distinte ognuna nella propria scena. Zendaya è poco convincente: poche scene, poche battute, è limitata a fare da grillo parlante di tanto in tanto a Matt Damon, ma nulla di stupefacente nella sua recitazione.
Ci sono anche alcuni aspetti che, per chiunque sia appassionato di letteratura greca e di poemi omerici, possono aver fatto storcere il naso. Sottolineando le critiche smosse sulla nazionalità dell'attrice che interpreta Elena, perciò del suo colore della pelle (anche perché nel poema Elena viene descritta con l'epiteto «dalle bianche braccia»), questo può essere un dettaglio disturbante solo ed esclusivamente se si fa affidamento alla descrizione della figura di Elena del poema, altrimenti può anche essere un particolare su cui si può sorvolare (inoltre, stesse critiche si potrebbero alzare per gli occhi di Atena, descritti in secoli e secoli di storia come cerulei, ma che nel film sono scuri come la pece, eppure nessuno ha smosso alcuna polemica a riguardo). Ma indipendentemente da questi dettagli fisici delle attrici, ci sono altre sfumature non del tutto precise del film: partendo dalla figura di Agamennone, che sembra quasi Darth Vader uscito dalla Morte Nera in Star Wars, con il suo ingresso all'interno delle mura di Troia che ricordano proprio la stessa scena in cui il Sith fa il suo ingresso con la spada laser sguainata. I dialoghi sono un po' poveri e semplici, senza dare spazio all'ingegno di Odisseo e rendendo abbastanza patetica la figura di Penelope, che piagnucola e paragona suo figlio in continuo al marito scomparso da vent'anni. Forse la volontà di Nolan era quella di rendere più umana Penelope, togliendole quell'aura di donna astuta e fredda che si può trovare tra le righe del poema, e da una parte è anche comprensibile e interessante come lettura, ma i suoi crolli emotivi a un certo punto possono risultare stucchevoli.
Altra scena, proprio all'inizio del film, non fedele all'opera è il banchetto al palazzo di Menelao: quando Telemaco, infatti, viene invitato a tavola a mangiare come xenos (ospite), ci ritroviamo un'Elena sfregiata seduta accanto al marito. In verità nell'Odissea la scena è carica di pathos e di sensualità: Elena non è seduta accanto al marito, ma viene annunciata e il suo ingresso in sala fa voltare tutti. Bella come viene descritta, si siede senza alcun segno di abuso, e, per placare i dolori di Menelao e di Telemaco, versa nel loro vino un farmacon che li faccia assopire così da spazzare via la tristezza dei ricordi di guerra. È un peccato che questa indole manipolatrice di Elena non si sia vista, e che anzi sia stata evidenziata una violenza sul suo corpo che conferma la barbarie e la cattiveria di Menelao. Il potere manipolativo femminile, in questo caso, Nolan l'ha cancellato, rendendo Elena un mero oggetto di desiderio ormai rotto.
Ho avuto modo di confrontarmi su una scena in particolare del film con un ragazzo, ossia la scena dei Lestrigoni, popolo di giganti cannibali. È stato interessante il punto di vista del ragazzo, che non concordava affatto con il mio. Ritengo che la scena sia fatta in modo magistrale, la suspense di taglia con il coltello per quanto è carica, inoltre non si può negare la bellezza dei Lestrigoni quando subentrano nello schermo. Unico difetto: l'armatura. Troppo in stile medievale, come se quei giganti e i Greci provenissero da due lassi temporali totalmente opposti. L'accortezza che quel ragazzo mi ha voluto far notare è che non si hanno ancora prove concrete ed archeologiche di quali armature effettivamente potessero indossare all'epoca in cui è ambientata l'Odissea, e che quindi Nolan può effettivamente aver stabilito (un po' per effetto scenico-visivo forse) che quell'armatura fosse perfettamente in linea. Personalmente, avrei preferito i Lestregoni in altre vesti, più rudi, meno curati; un po' come Polifemo, nudo che sta rannicchiato dentro la sua grotta, che dà un senso di poca cura e di un essere selvaggio.
Dunque, è certamente un film che va visto e che resta impresso nella mente per l'alternarsi di scene cupe (Odisseo che parla con i morti nell'Ade, o come quella di Circe), di scene eleganti (il canto delle sirene, Calipso che aiuta Odisseo a ricordare, il banchetto di Telemaco nel palazzo di Menelao), di scene drammatiche e piene di azione (Antinoo che maltratta Argo, la scena di Argo che riconosce il suo padrone, Telemaco che combatte i Proci affiancando Odisseo). Il pathos a volte si avverte e a volte no, e questo purtroppo è a causa dei dialoghi scarni, ma per fortuna l'impatto visivo riesce sempre a sfangarla. Non bisogna guardare The Odyssey con l'occhio critico letterario, perché ciò che ho elencato è solo una minima parte di ciò che effettivamente non combacia con il poema omerico, ma bisogna guardarlo con la speranza di avventura, cercando l'interpretazione di Nolan del racconto epico rendendola una fiaba fantastica che si adatta a tutti.
